Distruggeresti il ponte sul quale tu stesso devi passare?

Ovviamente ognuno di noi, a questa domanda, risponderebbe subito: “no! Non sono mica scemo!”

ponte

Eppure… è proprio quello che facciamo quando ci rifiutiamo o facciamo finta di non accorgerci dei bisogni di quelli che ci stanno intorno.

Oggi provo a rispondere a coloro che pensano o apertamente sostengono che non è giusto rieducare le persone che hanno commesso dei crimini, lievi o pesanti.

La rieducazione in carcere è materia delicata e spinosa. Perchè i carcerati non meritano più degli altri nè sono migliori degli altri ma, secondo me, sono più bisognosi di altri. Più che compassione, suscitano scandalo (ha ucciso! Ha fatto questo! Ha fatto quello!)

C’è chi vuole buttare via quello che all’apparenza non serve a niente, chi vuole dimenticare quello che suscita disprezzo o vergogna, chi vuole ignorare quello che (a voce alta o in silenzio) reclama aiuto e compassione. Ma c’è anche Qualcuno che non ha nessuna intenzione di buttare via, di dimenticare nè di ignorare ma vuole impastare di nuovo ciò che ha creato per farne qualcosa di nuovo. Un Vasaio instancabile.

vasaio

Molti sono pronti a giudicare e ad emettere sentenze: hanno sbagliato? Devono pagare! Qualcuno azzarda anche: mettiamoli dentro e buttiamo la chiave!

La rieducazione non ha lo scopo di farli uscire, ma di far entrare nel luogo in cui trascorrono parte della loro vita ( per molti anche tutta) quelli che vogliono portare loro gli strumenti e le opportunità per rinascere e per dare un nuovo senso alla loro esistenza: lo studio, il lavoro, un percorso di fede.

Io sono fra “quelli”. Quando ho conosciuto Francesco Carannante (protagonista e coautore insieme a me del libro “Sulla linea… la mia vita dietro le sbarre” (QUI) e ho raccolto i suoi ricordi, ho ascoltato e sentito le sue sofferenze, ho percepito il “prima” e ho constatato il suo “ora”, ho avuto l’ennesima prova che – se si vuole – si può cambiare, si può invertire la rotta e iniziare un nuovo cammino.

Questo, però, i detenuti non possono affrontarlo da soli, hanno bisogno delle persone che vogliono e sono in grado di accompagnarli nella loro impresa di pentimento e di conversione. Anche questo fa parte del “ama il prossimo tuo”.

“Se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?” (Matteo 5: 38-48)

Francesco ha commesso dei crimini che non possono essere cancellati ma Dio non lo abbandona, non lo ha mai fatto. Il carcere gli ha permesso di studiare, di lavorare in cucina, di fare attività teatrale, per cui ha degli obiettivi da realizzare ogni giorno. La fede e la lettura della Bibbia gli consentono di avere un pò di misericordia verso se stesso. Nel libro lui scrive: “La vera pena, per me, sono i volti di quelli a cui ho fatto del male, gli sguardi dei miei familiari, il loro amore incondizionato, la fiducia che ripongono in me quelli che mi stanno intorno”.

Infatti, lo diceva Dostoevskij in “Delitto e castigo”: “…la pena giuridica comminata per il delitto spaventa il criminale molto meno di quanto pensino i legislatori, in parte perchè anche lui stesso, moralmente, la richiede”.

Non permettiamo che il nostro cuore ospiti l’odio o il rancore. La salvezza è possibile per tutti, persino per coloro che hanno peccato gravemente. E che riconoscono la pena in termini di castigo giuridico (e morale), cui fanno seguire il riconoscimento della colpa commessa, il pentimento e il rinnovamento spirituale.

Il titolo di questo post si riferisce ad una frase di George Herbert (1593-1633):

Colui che non riesce a perdonare distrugge il ponte sul quale egli stesso deve passare; perchè ogni uomo ha bisogno di essere perdonato”.

La salvezza è per tutti. Essere salvati non significa sfuggire alla punizione ma voler essere liberati dal male che abita dentro di noi.

 

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6 pensieri su “Distruggeresti il ponte sul quale tu stesso devi passare?

  1. Salve a tutti. La domanda è semplice, la risposta complessa perché occorre tener presente la condizione di partenza della persona che “si trova sul ponte”. E questa condizione è diversa per ogni persona. Se si fa riferimento alla storia di Francesco occorre pensare solo a questa storia. Il suo distruggere il ponte muove i passi da una storia ed esigenza specifica.
    Quando un soldato si sacrifica in guerra per dare il tempo ai suoi commilitoni di salvarsi….è un altro caso di “distruggere il ponte su cui si è”. In definitiva, penso non si possa arrivare ad una risposta univoca…Di sicuro occorre che la persona sia convinta della sua scelta…di volere un cambiamento irrevocabile…e di considerare i sacrifici conseguenti come secondari rispetto allo scopo che determina la scelta.

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    1. Grazie, Merlino. Ho apprezzato molto il tuo commento, soprattutto quando ti riferisci al cambiamento irrevocabile. Io comunque mi riferivo al ponte del perdono, quello che ognuno di noi deve attraversare. Bruciarlo prima di passarci significherebbe cadere giù… e farsi male.

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  2. Per “cambiamento irrevocabile” intendo che la persona fa una scelta di cambiamento sulla quale non torna indietro, non tentenna, non cede a nessun ripensamento…

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  3. E’ giusto che sia così. Quando il cambiamento ti fa diventare una persona migliore e cominci una vita soddisfacente non torni più indietro, hai solo voglia di andare avanti a prenderti tutto quello che il Signore ha preparato per te.

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  4. Ciao Letizia! Saper perdonare non è sempre facile ma tu,con il tuo post, hai colto nel segno. Il nostro cuore deve essere sempre pronto verso gli altri.

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  5. Perdonare chi ci ha fatto del male è molto difficile, ma con il passare del tempo l’odio, il risentimento e il rancore metteranno radici e invaderanno tutto il nostro essere, fino a consumarci. L’unica cosa da fare? Imparare a perdonare.

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