Si può mangiare l’arte?

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Il ciclone annunciato nei giorni precedenti è arrivato puntuale, il 22 novembre, all’ITIS “Majorana” di Rossano. Tutti i presenti sono stati investiti dalla musica, dalla creatività, dall’arte. Nella foto una delle meraviglie create con gli ortaggi (io sono dietro) e sono stata tentata, per la prima volta,  di mangiare un’opera d’arte.

È stato un ciclone bellissimo che non ha distrutto ma creato e ci ha fatto sentire vivi, entusiasti, energici. Potere della musica, certamente, ma anche della condivisione, della collaborazione e della consapevolezza che ognuno di noi era parte di una stessa missione.

Una delle cose che mi è piaciuta di più di questa manifestazione è stata la possibilità per il pubblico, man mano che prendeva posto, di assistere alle prove (nessun dietro le quinte) e di vedere un ottimo lavoro di squadra in cui ogni componente si suddivideva i compiti, faceva fronte agli inevitabili, piccoli imprevisti, e mostrava competenza, determinazione e serenità. Quando poi lo spettacolo è iniziato gli spettatori hanno partecipato attivamente interagendo con noi, di fronte a loro, e a quel punto tutti siamo stati avvolti dallo stesso vortice di energia positiva.

Nel finale abbiamo cantato “A mano a mano” e alle parole “… ma dammi la mano e stammi vicino…” ognuno ha dato la mano alla persona accanto. Centinaia di mani legate l’una all’altra si sono alzate in alto in segno di forza e di vittoria.

Ci sono le lezioni nei banchi ma ci sono anche  giornate come questa in cui si impara (o si ha la conferma) che la collaborazione porta alla crescita e alla vittoria di tutti, che non si deve aver paura di mettersi in gioco nè di accettare nuove sfide, che siamo tutti diversi ma che ognuno è importante.

Durante lo spettacolo si sono alternati alunni, docenti, un genitore e collaboratori scolastici che hanno messo a disposizione il proprio talento (hanno cantato, ballato, letto e suonato) per la realizzazione del concorso nazionale “Nessun parli… musica e arte oltre la parola”. Tre studenti  si sono occupati delle foto e delle registrazioni video e a me è toccato l’onore e il privilegio di raccordare tutte queste generose risorse. Il giornalista e sociologo Antonio Iapichino, ospite d’eccezione, nel suo incisivo intervento ha espresso parole di elogio per il nostro Istituto, mettendo in risalto che iniziative come questa contribuiscono a creare la scuola… buona.

Al termine dello spettacolo il buffet preparato dagli allievi dell’Alberghiero guidati dai loro professori è stato il giusto coronamento ad una giornata straordinaria. Una sinfonia di colori, di profumi  e di sapori che ha soddisfatto tutti i nostri cinque sensi.

Ritornando alla domanda del titolo, quell’opera d’arte l’ho risparmiata per farla ammirare anche agli altri, però ho mangiato altri capolavori, per esempio la laganedda con fagioli e pipu russu, gli spumoncini lievitosi con zucchine e alici, la torta alla crema d’arancia…

Sono grata a tutti coloro che hanno collaborato con me a questo progetto, anche quelli che non facevano parte della squadra ma che si sono aggiunti quella mattina dando il loro prezioso apporto (ci sono cose contagiose per le quali, grazie a Dio, non c’è nessuna cura), alla Dirigente Pina De Martino e al pubblico. Ci siamo divertiti e ci siamo resi conto, ancora una volta, che metterci a disposizione e collaborare tutti insieme ci fa sentire bene e fa bene agli altri.

Fare un lavoro da soli è possibile, certamente, ma non è la stessa cosa e i risultati non sono altrettanto grandi:

“Uno è un numero troppo piccolo per raggiungere la grandezza” (John Maxwell)

 

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Ti piace la polvere?

polvere

Credo che nessuno (sano di mente) risponderebbe di sì a questa domanda.

Immaginiamo di entrare in una stanza chiusa da tempo: ci colpisce subito l’odore di chiuso e, poichè non vediamo niente, ci affrettiamo ad aprire la finestra.

La luce inonda la camera e l’aria fresca attenua quella stantia e insopportabile della muffa. Cominciamo a respirare di nuovo bene e ci guardiamo intorno.

C’è un bel tavolo, di ottimo legno e pregiata fattura ma… ci avviciniamo e ci accorgiamo che in realtà non è così bello come ci era parso a prima vista: è pieno di polvere sul ripiano, pieno di ragnatele e piccoli insetti sotto. Non c’è che un modo per riportarlo al suo antico splendore: prendere uno straccio  e togliere la polvere.

Purtroppo la polvere non si accumula, testarda, solo sulle superfici. Si va a depositare, ostinata, anche nella nostra anima. Se non la togliamo essa diventa come la stanza chiusa da tempo: è buia, triste, addormentata. Ma anche in questo caso il rimedio c’è: dobbiamo far entrare la luce e l’aria fresca nella nostra vita quotidiana.

Ci sono in commercio tanti prodotti per spolverare: panni, spugne e piumini,  detersivi liquidi, in polvere o spray, scope, secchi e spazzoloni… ogni giorno è guerra contro acari, ragni, insetti e particelle di grasso. Escogitiamo tante strategie per far brillare vetri e pavimenti, per lucidare mobili e soprammobili, con prodotti chimici o rimedi naturali (aceto, bicarbonato, limone, cera d’api… ). Ci allunghiamo, ci stiriamo, ci abbassiamo, saliamo su scale e sgabelli, insomma non vogliamo perdere la battaglia: la polvere non deve spostarsi da una parte all’altra, deve proprio sparire. E che soddisfazione quando poi ci sediamo a contemplare il frutto della nostra fatica e del nostro sudore (e anche del tempo impiegato): tutto brilla, tutto ha un gradevolissimo odore di pulito, di fresco, di buono.

Se vogliamo che anche la nostra anima sia come la nostra casa dobbiamo usare i rimedi giusti. In questo post mi limiterò a suggerirne solo qualcuno, i più semplici, per esempio introdurre, come abitudine quotidiana, qualche buona lettura, l’ascolto della musica che ci piace, cantare con gusto una canzone o ballare (anche solo qualche passo), visitare un museo o anche solo ammirare una singola opera d’arte. Questi, e molti altri accorgimenti (di cui scriverò in seguito) risvegliano l’anima addormentata, le danno una scossa, la fanno volare sopra le umane miserie, le permettono di passare attraverso i muri dei pregiudizi, le consentono di spezzare le catene che la tengono prigoniera. La fanno respirare a pieni polmoni. Perchè ne ha diritto. Perchè, anche lei, ha bisogno di ossigeno.

 

 

Quante mani in questa scuola!

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Venerdi scorso mi sono fermata ad osservare  le persone intorno a me. Ero a scuola (l’IIS “E. Majorana” di Rossano – Cs), a metà mattinata. Avevo un’ora libera e un’idea improvvisa: osservare le persone intorno a me e nei vari luoghi della scuola – i corridoi, gli uffici, le aule, i laboratori…

Ho visto tante persone e di ogni alunno, docente o collaboratore scolastico ho osservato, di proposito, un solo particolare: le mani.

Quante mani… tutte all’opera, tutte impegnate a far qualcosa di utile,  di valido, di creativo.

Mani che sfogliano libri, mani che scrivono, mani che realizzano grafici al computer, mani che assemblano parti di un motore o di un sistema elettrico.

Mani che, subito dopo la ricreazione, ripuliscono l’atrio e le scale. Mani che fanno fotocopie,  distribuiscono posta e circolari, accolgono visitatori. Quante mani, laboriose come api, tutte vedono e provvedono.

E poi ho visto altre mani, quelle dell’Istituto Agrario.  Mani che seminano, mani che piantano, mani che raccolgono. Mani che toccano la terra, mani che accarezzano i fiori, mani che tastano i frutti sugli alberi.

E le mani nell’Istituto Alberghiero? Mani che in cucina affettano, tagliano, pelano, farciscono, accendono fornelli, condiscono, guarniscono. Mani che apparecchiano i tavoli, mani che servono a tavola, mani che versano bevande nei bicchieri, mani che provvedono ai bisogni dei commensali.

Il cervello immagina ma… le mani realizzano.

Le mani parlano… in mille modi diversi. Le mani fanno… mille attività, mille gesti, mille  movimenti. Nel bene e nel male. Possono accarezzare e possono sferrare pugni. Possono accogliere e possono respingere. Possono avvicinare e possono allontanare. Possono creare ma possono anche distruggere.

“Nonna… che mani grandi che hai!” – dice Cappuccetto Rosso alla nonna. Questa, che in realtà è il lupo travestito da nonna, le risponde: “Per accarezzarti meglio, nipotina mia!” E invece l’afferra e la mangia.

E allora… chiediamoci: come uso le mie mani?

 

Contraddizioni

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Il post di oggi esce in ritardo rispetto alla consueta pubblicazione (la domenica mattina) perchè sono appena tornata da una vacanza di 5 giorni a Siena e San Gimignano. Potrei scrivere pagine intere sulla bellezza di questi luoghi (nella foto sopra solo un piccolissimo esempio) ma credo non ce ne sia bisogno. Voglio, invece, soffermarmi su un altro aspetto.

Quando visito un luogo cerco sempre di cogliere, oltre a ciò che è visibile, anche e soprattutto quello che non si percepisce guardando semplicemente. Mi riferisco all’anima delle cose che i miei occhi vedono, a quello che trasmettono al mio cuore e alla mia mente.

Ho visto opere create da uomini che hanno vissuto secoli prima di me, ho sgranato gli occhi davanti alla loro magnificenza, mi sono emozionata nell’ammirare i dipinti, i mosaici, le sculture, gli archi, le torri, i palazzi, le fontane, le piazze. Ogni singola cosa testimonia di cosa è capace l’uomo, di quanta bellezza è in grado di creare, quali altezze e quali profondità sa sfidare. Sa rispettare la natura e prendersene cura perchè riconosce che quasi tutto viene dalla terra. Ama gli animali e li protegge perchè ne riceve, a sua volta, gran beneficio. E così con le donne e i bambini, con il suo prossimo, con ogni cosa o persona che lo circondano.

Poi mi sono fermata a riposare davanti ad un pozzo e mi è apparsa nella mente l’altra faccia dell’uomo, le sue molteplici contraddizioni, il suo lato oscuro.

L’essere umano è misterioso, il suo cuore è insondabile. Perchè è indubbio che l’uomo è anche capace di fare il male, o di osservare il male senza fare nulla.

Come dei lampi nella mia testa sono balenati tutti gli strumenti di tortura e tutte le armi che la sua immaginazione è capace di inventare e di usare; le donne e i bambini violentati, sfruttati, umiliati; tutte le persone vittime di soprusi, di inganni, di ingiustizie; tutti gli animali uccisi senza motivo, vivisezionati, torturati; i fiumi inquinati, la terra sporcata, i boschi incendiati, i paesaggi deturpati, le opere d’arte mutilate.

Quando ho lasciato il pozzo ho ripreso il cammino per le strade medievali di Siena e sono arrivata in Piazza del Campo. Anche qui mi sono seduta e ho osservato le decine e decine di persone che passavano davanti a me: uomini, donne e bambini di ogni razza, di ogni età, di ogni lingua. Anche nei musei, nelle chiese, nel Duomo… tantissime persone con il naso in su ad ammirare, con gli occhi sorridenti a contemplare, con le labbra appena socchiuse per sussurrare parole di meraviglia.

E quindi sono giunta alla conclusione… anzi, ne ho avuta la conferma, che davanti alla Bellezza l’animo umano si rasserena, si commuove, è spronato a migliorarsi e a migliorare ciò che gli sta intorno.

Non stanchiamoci di cercare il buono in ognuno di noi, sforziamoci di scoprirlo nel nostro prossimo, desideriamo di rendere proficua ogni nostra giornata, infondiamo nei nostri figli (nipoti, alunni…) un profondo senso di giustizia, di onestà, di dignità. Facciamogli scoprire perché è importante realizzare i propri sogni, perchè bisogna creare e rispettare la bellezza intorno a noi, trasmettiamo loro la voglia del lavoro ben fatto, delle cose fatte con amore. Soprattutto, impariamo a vedere l’anima delle cose.  E per far questo dobbiamo saper usare gli occhi del cuore.

Dentro di noi albergano due lupi, uno docile e di animo buono, l’altro violento e pieno di rabbia. Sta a noi decidere, ogni giorno, quale lupo nutrire.