Anche tu dici “Speriamo che il nuovo anno sia migliore…”?

2018

(“Sulla linea… “: sei pronto/a per attraversarla?)

Tanti anni fa anch’io lo dicevo, agli altri e a me stessa. E dicevo anche “Anno nuovo vita nuova”… ma poi finivo per pensare e fare le stesse identiche cose dell’anno precedente. Risultato: l’anno era lo stesso o anche peggio. Finchè ho capito che, se volevo un anno davvero migliore, non dovevo solo sperare, dovevo agire e rinnovare davvero tutto.

OCCHI NUOVI: molto di quello che ci circonda non lo vediamo per come è davvero.

CUORE NUOVO: per sentire le cose e le persone in un modo diverso deve essere libero da paure immotivate, pregiudizi, ansie e da tutto ciò che lo soffoca.

MENTE NUOVA: anche questa libera, non più prigioniera dell’ansia, delle varie dipendenze, delle catene che l’opprimono e le impediscono di discernere – oscura e nebulosa era la valle tanto che io non vi discernea alcuna cosa… (Dante).

Se una cosa non ci riesce bene – per esempio una torta – è inutile rifarla nello stesso modo. Piuttosto…  si cambiano le dosi, o il tipo di farina, o la temperatura del forno, o i tempi di cottura. Così funziona nella nostra vita: non serve a niente dire “spero che il nuovo anno… “. Devo dire invece, con convinzione: “il nuovo anno sarà migliore perché… farò questo, cambierò in quest’altro, realizzerò questo, eliminerò questa brutta abitudine,  devo rinunciare a questo, non devo aver paura di fare questo passo, devo liberarmi da questa catena, non devo più rimandare questo…”

LAMENTARSI è sbagliato, RIMANDARE è dannoso, FERMARSI è pericoloso.

Non ci aspettiamo che le cose cambino da sole, o che cambino gli altri: prima devo cambiare io, devi cambiare tu (in quegli aspetti che siamo noi a controllare, naturalmente).

Non sarà facile, te lo anticipo, e nemmeno indolore: bisogna armarsi di forza di volontà, di pazienza, di entusiasmo, di passione, di coraggio, di fede. Ma ne vale la pena, credimi.

Ecco, io faccio nuove tutte le cose… (Apocalisse 21:5)

A noi la scelta se il 2018 deve essere davvero migliore, davvero nuovo. Auguri!

 

Annunci

Vorresti nascere di nuovo?

WhatsApp Image 2017-12-22 at 13.35.14La sedia che vedi nella foto l’ho trovata circa un mese fa, una mattina, mentre andavo a scuola. L’ho intravista con la coda dell’occhio, ho frenato, sono andata in retromarcia per alcuni metri (non c’era nessuno, erano le otto meno venti) e sono scesa dalla macchina. Era a terra, capovolta, accanto ad un bidone della spazzatura. Piuttosto malridotta: un’ammaccatura sullo schienale, il sedile sfondato, faceva pena. Ma io, osservandola, già immaginavo come sarebbe diventata. L’ho caricata in macchina e sono andata a scuola. All’uscita l’ho portata da una mia amica molto brava con il restauro e le ho spiegato come la volevo: colore, tessuto, via anche l’ammaccatura. Dopo qualche giorno sono andata a ritirarla: era esattamente come l’avevo vista nella mia mente. È molto carina, è tornata nuova, e soprattutto è di nuovo utile: è molto comoda. Con il suo tessuto a quadretti bianchi e rossi si è integrata molto bene nel nuovo ambiente e gli altri mobili già presenti l’hanno accolta con piacere.

Lo stesso vale per le persone. Possiamo sentirci a pezzi, delusi, abbattuti, scoraggiati, sopraffatti, privi di forze e di stimoli ma… non dobbiamo rimanere a lungo in questa condizione. Dobbiamo sforzarci di rialzarci e di riprendere il cammino. Da soli o chiedendo aiuto, è necessario rimarginare le ferite, analizzare gli errori, superare i rimpianti, sbarazzarci delle frustrazioni e di tutto ciò che è vecchio, inutile e nocivo (lamentele, critiche, invidie, ansia immotivata, pensieri negativi, dipendenze, pregiudizi)… In pratica, servono un cuore nuovo, una mente nuova, occhi nuovi. Dobbiamo immaginarci come vorremmo diventare e impegnarci a raggiungere questo obiettivo, proprio come ho fatto io con la sedia.

E se ci sembra di essere a posto, realizzati, soddisfatti, in pace con noi stessi e con il mondo? Anche in questo caso dobbiamo agire, rimanere fermi è pericoloso, crogiolarsi sui successi ottenuti è inutile. C’è sempre da migliorare, da esplorare, da conquistare territori nuovi, da difendere quelli già nostri.

Potresti approfittare di questo Natale (che significa nascita) per decidere di nascere anche tu di nuovo e avere così la certezza di una nuova vita… come la mia sedia.

In verità, in verità  ti dico

che se uno non è nato di nuovo

non può vedere il regno di Dio.

(Giovanni 3:3)

Se sei arrivato a leggere fin qua… ti auguro un meraviglioso Natale e la libertà di scegliere una meravigliosa ri-nascita.

E non serve che sia Natale…

WhatsApp Image 2017-12-16 at 14.25.45

… per scoprire di avere un cuore, per capire, per sperare un pò.

Prendo in prestito le parole di una vecchia canzone dei Pooh (ma sempre attuale) per ribadire un concetto che ripeto spesso nei miei post: non aspettiamo il giorno di Natale per fare quello che si può fare tutti i giorni dell’anno. Non facciamoci abbagliare dalle luci, dalle vetrine, dalla pubblicità… la Befana porterà via tutto, lo sappiamo.

Quanta polvere fa il mondo mentre va,

copre tutto e non ci fa vedere più…

Che rumore che fa il mondo mentre va,

tra motori guerre soldi e gelosie.

Se ogni tanto ci fermassimo a pensare…

se vivessimo e lasciassimo campare

sarebbe tutti i giorni un po’ Natale.

Io mi chiedo: se siamo capaci di fare cose belle e buone nel periodo delle feste, non sarebbe più conveniente (e intelligente) farle anche durante tutto l’anno?

E non sarebbe bello mettere in un barattolo tutto lo spirito natalizio e prenderne un pizzico ogni giorno?

Quell’entusiasmo che ci viene nel decorare la nostra casa o il nostro posto di lavoro con bellissimi addobbi; quella gioia che ci pervade quando scegliamo i doni per le persone a noi care; il tempo che riusciamo a trovare per mandare messaggi di auguri (online e offline); la creatività che si sprigiona quando prepariamo le tante, squisite pietanze e poi quando apparecchiamo la tavola per pranzi e cenoni; il senso di fraternità, di unione e di condivisione che sentiamo quando decidiamo con chi trascorrere le feste; quel desiderio di viaggiare, di visitare posti interessanti, di cantare, di ringraziare chi è venuto nel mondo per noi.

Non riponiamo tutto in uno scatolone come facciamo con gli addobbi per riaprirlo al prossimo Natale e ritornare ad una quotidianità grigia, senza colori, senza luci… senza vita.

Concludo con i versi di un’altra bella canzone – “O è Natale tutti i giorni o non è Natale mai” (di Luca Carboni):

E intanto noi ci facciamo i regali

il giorno che è nato Cristo

arricchiamo gli industriali.

E intanto noi ci mangiamo i panettoni

il giorno che è nato Cristo

diventiamo più ciccioni.

Se capiamo il vero senso del Natale la  gioia che proviamo in questo periodo ci rimarrà addosso e dentro tutto l’anno. Le luci si spegneranno ma noi rimarremo sempre accesi.

 

Per te è sempre la solita pizza?

orchestra

Siamo tutti felici per il riconoscimento da parte dell’Unesco di uno dei nostri tanti tesori: la pizza napoletana, l’unica e verace, è finalmente patrimonio dell’umanità. Molto bella anche la motivazione: “Le competenze legate alla produzione della pizza, che include gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale”.

E dire che è nata povera, nelle bettole di Napoli, eppure, nel corso degli anni, si è arricchita sempre di più (di certo non per magia) fino a conquistare il mercato mondiale che supera i 60 miliardi di euro di fatturato.

La pizza è senza tempo e  per questo c’è stato bisogno di tanta passione, determinazione, pazienza e sacrifici. Siamo orgogliosi di lei, perchè sappiamo che dietro ci sono tentativi, impegno, dedizione, condivisione e anche allegria (chi è triste, abbattuto e chiuso in se stesso difficilmente credo riesca a preparare una buona pizza nè a gustarla).

Anche in questo post ritorno sul tema del lavoro fatto bene perchè la pizza, per essere bella e buona, deve essere armoniosa e chi la prepara deve:

  • scegliere con cura gli ingredienti e stare attento ai tempi e alle temperature;
  • seguire la stagionalità;
  • curare gli abbinamenti cromatici e gastronomici.

Preparare una buona pizza è come dirigere un’orchestra e noi (se vogliamo farla) siamo i direttori. Il nostro compito è accordare tutti gli orchestrali in modo da ottenere la migliore esecuzione:

  • ogni volta gli ingredienti devono essere freschi, di qualità, e di stagione (i colori, i profumi e i sapori si esprimono al loro massimo);
  • vanno dosati con sapienza: l’olio, per esempio, deve essere versato a filo sulla “tela” con un movimento a spirale;
  • i colori sono importanti (qualsiasi piatto, quando è presentato bene, si mangia prima con gli occhi): bianco/rosso/verde – bianco/verde/marrone/giallo – /rosa/rosso/verde/bianco…
  • gli ingredienti della farcitura vanno accostati con diligenza e senza restrizioni perchè il nostro estro non conosce limiti: fiori di zucca, alici e fior di latte, gorgonzola, mozzarella, formaggi erborinati, cipolla e aceto balsamico…
  • fra gli orchestrali ci sono anche il nostro cuore, la nostra mente e il nostro amore, per noi e per gli altri: una pizza che si presenta bene e che viene portata a tavola con il sorriso fa emozionare. I cinque sensi si mettono in moto e riaffiorano i bei ricordi. Ti viene in mente quando eri bambino e la mamma la sfornava…
  • in mano non abbiamo la bacchetta per dirigere l’orchestra, abbiamo le nostre mani e, anche stavolta, vanno usate nel modo giusto: bisogna toccare l’impasto per “sentire” il punto di pasta, il panetto lievitato va steso, appiattito, guarnito e infornato.

La pizza è un’armonia di bontà, di bellezza e di cultura. È una sinfonia di gusti, divertimento, allegria, passione e amore. È un’ instancabile ricerca del lavoro fatto bene, del bisogno di migliorarsi sempre di più, del desiderio di donare qualcosa di utile… come dobbiamo fare, ogni giorno, con la nostra vita.

Perciò… ripeto: per te è sempre la solita pizza?!

Hai imparato a sognare?

sognando 2

Ho messo la caffettiera sul fornello e, mentre aspetto, mi sorge una domanda: e se Bialetti non avesse avuto la sua magnifica intuizione? E, soprattutto, se non avesse voluto con tutto se stesso realizzare quello che vedeva nella sua mente?

Pare che l’idea di creare la Moka gli fosse venuta osservando sua moglie mentre faceva il bucato. Non c’era ancora la lavatrice (altra straordinaria invenzione) – era il 1933 – e la signora Bialetti usava una grossa pentola con un tubo e la parte superiore forata. Metteva l’acqua, il sapone e i panni sporchi in questa pentola e, quando la temperatura raggiungeva i 100°, l’acqua bolliva, saliva su per il tubo e poi tornava giù con il sapone. Da quel momento il marito non ha fatto altro che ingegnarsi su come realizzare un sistema che cambiasse per sempre il modo di preparare il caffé.

Da questo esempio, uno fra una miriade, è evidente che, per realizzare qualcosa, prima lo dobbiamo sognare.

Come sarebbe la nostra vita senza le geniali invenzioni, le sensazionali scoperte in vari campi, i nuovi posti di lavoro creati grazie alla tenacia di persone che hanno voluto realizzare i propri sogni? Persone che non si sono fatte scoraggiare dalla grandezza del loro obiettivo,  dalle prove da affrontare, dalle spese da sostenere, dai numerosi tentativi falliti. Certamente accanto a loro ci sarà stato qualcuno che li avrà invitati a sedersi e a rifletterci su prima di imbarcarsi nella loro personale avventura ma, se oggi beneficiamo dei loro sforzi e della loro determinazione, significa che non hanno permesso a nessun ostacolo di fermarli. Avevano una dose abbondante di entusiasmo, un’irrefrenabile volontà di plasmare il mondo intorno a loro, un incrollabile desiderio di creare qualcosa di buono e di utile per se e per gli altri. Dove molti vedevano un terreno vuoto, loro vedevano strade, ponti, gallerie, case. Quando gli altri erano spaventati dall’ignoto, dal nuovo, dagli sforzi necessari… loro vedevano bellissime sfide, obiettivi da raggiungere, mete da conquistare.

Non bisogna smettere mai di sognare, ancora oggi, soprattutto oggi.

I sogni non riguardano solo i beni materiali, ne fanno parte anche le attività, le passioni. Il primo passo da fare è, naturalmente, avere un sogno, poi realizzarlo. Come? Non avere paura… di sbagliare, di superare i propri limiti, di andare in territori sconosciuti, delle critiche, dei rischi e dei fallimenti, dei dubbi e degli ostacoli. Bisogna imparare a vedere cose che gli altri non vedono, a scorgere le relazioni fra le cose, anche quando sono completamente diverse fra loro o lontane anni luce dalle nostre abitudini o dal nostro normale campo di conoscenza. Soprattutto, imparare a non rimandare.

I bambini sognano molto, tutti noi lo abbiamo fatto. Poi si cresce e alcuni perdono questa capacità, altri la potenziano.

E questo fa la differenza fra una vita così così e una vita “che non è mai tardi”, una vita “che non si sa mai”, una vita… vedrai che vita… vedrai.