I cliffhangers…

… cioè i colpi di scena che lasciano il finale in sospeso. Ecco di cosa ci siamo occupati nel nono incontro del Laboratorio di scrittura creativa “Io scrivo con letizia”.

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Ogni scrittore e ogni sceneggiatore sa bene quanto sia necessario, alla fine di ogni capitolo o di ogni puntata, inserirne uno: un dilemma, una rivelazione, una svolta… qualsiasi cosa che serva a catturare l’attenzione del lettore o dello spettatore e, quando si è giunti nel momento culminante, interrompere bruscamente e rinviare tutto alle prossime pagine o al prossimo episodio.

Ti capita mai che, mentre leggi un libro, il tuo personaggio preferito si trova in una situazione drammatica, qualcuno gli dice che deve svelargli un segreto e… tu rimani lì, ad aspettare, ma lo scrittore ha deciso che non è quello il momento, per te, di saperlo? E allora tu vai avanti con le pagine perchè sei roso dalla curiosità, devi sapere subito di cosa si tratta e ti fermi solo quando, finalmente, lo scopri anche tu!

Quando si tratta di un libro la suspense dura poco, ma quando stai vedendo una serie TV devi aspettare il giorno successivo o addirittura una settimana e se lo sceneggiatore è stato particolarmente bravo tu stai lì a fare mille congetture, tante ipotesi, varie supposizioni.

I bambini che partecipano a questo meraviglioso viaggio nel  mondo delle parole (nella scuola elementare “A. Amarelli”di Rossano) appena hanno capito il meccanismo si sono divertiti a immaginare un paio di cliffhangers da inserire nei primi capitoli del nostro racconto.

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Si sono cimentati anche nei dialoghi – con frasi corte e ad effetto (quelle che fanno aumentare i brividi e creano il mistero) – e hanno capito l’importanza di saper dosare bene il colpo di scena. Il segreto è proprio questo: il dilemma non va risolto subito ma si deve lasciare in sospeso per un po’. Quanto deve durare questo po’ ? Q.B. (quanto basta): se è troppo poco il lettore rimane deluso, se si esagera perde interesse per la storia e abbandona il libro (o cambia canale).

Come in tutte le cose… ci vuole la giusta misura.

E i bambini del laboratorio lo hanno capito subito.

Letizia Guagliardi

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I figli della luna

solidarietà

La Società Cooperativa Sociale “I figli della luna” di Rossano ha appena inaugurato l’anno 2019, confermando gli obiettivi che si era prefissata già dal suo inizio (nel 2010): migliorare la qualità della vita e favorire l’integrazione sociale delle persone svantaggiate (minori, anziani, disabili) attraverso la gestione di servizi socio-sanitari, educativi e assistenziali.

Ho deciso di parlarne in questo post perché penso che la solidarietà sia uno dei tanti modi, fra i più belli, per scrivere qualche pagina significativa della nostra vita.

Solidarietà, secondo me, non significa soltanto mandare un sms di tanto in tanto con qualche spicciolo (serve anche questo, ovvio) e poi dimenticarsene. Prendersi cura degli altri, dare il proprio aiuto quando serve, dedicare un po’ del proprio tempo a chi è solo, confortare con una parola di incoraggiamento chi è demoralizzato, per esempio, devono diventare un’abitudine, una disposizione dell’animo, un modo di vivere. I benefici saranno reciproci: per chi offre e per chi riceve. E chi riceve, a sua volta, può dare e così si crea una concatenazione d’amore, un filo resistente che ci unisce tutti e ci dà speranza per una vita più serena, per un mondo migliore.

“Fa’ agli altri ciò che vorresti gli altri facessero a te”  

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Il nostro libro, quello iniziato da tredici giorni, (vedi È iniziato il primo capitolo…) si arricchisce così di episodi che lo rendono emozionante e che, come scrisse Emily Dickinson, non renderanno vano il nostro vivere:

Se io potrò impedire
ad un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano.
Se allevierò il dolore di una vita
o allevierò una pena
o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
       non avrò vissuto invano! 

Se vuoi, puoi guardare (QUI) il video “I bambini della luna” (realizzato da mia figlia e dedicato a dei bambini speciali).

All’Associazione “I figli della luna” auguro un anno intenso di belle opportunità, di obiettivi raggiunti e di portare ancora sollievo e tanti sorrisi a chi è nel bisogno.

Letizia Guagliardi

 

Calligrammi… che passione!

Stamattina, nell’ottava tappa del nostro viaggio nel mondo delle parole, abbiamo incontrato anche i calligrammi. Io e i bambini del laboratorio di scrittura creativa “Io scrivo con letizia” ci siamo divertiti molto a giocare, inventando versi e pensieri per formare lo stesso calligramma: le nostre mani.

I bambini che nelle foto  mostrano soddisfatti i loro calligrammi sono alcuni dei quaranta scrittori in erba del laboratorio che ci vede impegnati, ogni venerdi mattina, nell’Istituto Comprensivo “A. Amarelli” di Rossano (Porta di Ferro) e hanno scoperto quante magie si possono compiere con le parole e quanta creatività si sprigiona.

Naturalmente i calligrammi si possono fare con qualsiasi disegno: animali, fiori, oggetti, figure umane. Più sono elaborati i soggetti scelti, maggiore è l’impegno per ricoprirli di parole.

Non occorrono congegni elettronici, dispositivi di ultima generazione nè costosi supporti. Bastano un foglio di carta, una matita e qualche pennarello. Si aggiunge un po’ di fantasia, un pizzico di entusiasmo, una manciata di immaginazione, esercizio q.b.

I risultati sono garantiti, il divertimento pure. Provare per credere.

Letizia Guagliardi

 

È iniziato il primo capitolo…

gennaio 2019

… il primo di dodici (se Dio vuole). Come lo stiamo scrivendo?

La nostra vita è come un libro che inizia a gennaio e finisce a dicembre. E poi ricomincia un altro libro (sempre se Dio vuole).

Gennaio è l’incipit, quindi partiamo col piede giusto (quante volte abbiamo chiuso un libro perchè già le prime righe non ci erano piaciute)? E se vogliamo che sia una storia che ci coinvolga, ci entusiasmi e ci soddisfi, dobbiamo riempire ogno mese/capitolo con gli ingredienti giusti: episodi significativiincontri emozionanti scoperte meravigliose idee illuminanti.

Come ogni scrittore sa, in ogni storia non mancheranno le scelte difficili, gli ostacoli insormontabili, gli imprevisti spiacevoli, le perdite dolorose, le svolte inevitabili, le decisioni scomode.

Ma poi, come in ogni storia ben scritta, è necessario usare la creatività, le parole giuste, quelle che stimolano i cinque sensi, bisogna saper gestire i conflitti, affrontare le sfide, superare le tensioni, evitare le frasi-fatte, le volgarità, gli stereotipi e le banalità.

scrivere una lettera

Ci sono libri che annoiano, che non lasciano il segno e la cui lettura è stentata, difficile e priva di emozioni.

Ma ci sono anche i libri che ci afferrano dalla prima all’ultima pagina, che ad ogni fine capitolo saltiamo subito al successivo. Ci sono storie che ci fanno ridere, sorridere, piangere, che ci incoraggiano, ci ispirano.

Ecco… è appena iniziato il 2019, un altro libro della nostra vita. Siamo all’inizio, perciò facciamo in modo di scrivere la nostra storia al meglio: una storia con uno stile inconfondibile. Scriviamo, insomma, il libro che ci piacerebbe leggere.

E ricordiamo che una bella storia ispira altre belle storie!

Buona Epifania, cioè buona rivelazione a tutti noi.

Letizia Guagliardi

Quante scintille accenderai nel nuovo anno?

 

scintille 2019
Da una scintilla si sviluppa il fuoco (Seneca)

Alla luce di quelle che ho visto nell’anno che sta per finire – nella mia vita e in quelle degli altri – provo a stilare un elenco delle nuove scintille che dobbiamo assolutamente ripetere o creare per la prima volta nel 2019. Per comodità, le divido in due gruppi: le scintille della gioia e le scintille del coraggio. Iniziamo dalle prime.

LE SCINTILLE DELLA GIOIA…

1. … di raggiungere una vittoria senza essersi lasciati abbattere da una o più sconfitte.

2. … di scorgere dei piccoli miracoli laddove gli altri rimangono indifferenti.

3. … di imparare qualcosa di nuovo ogni giorno e di aspettarsi almeno una piccola novità per il giorno dopo.

4. … di circondarsi di persone positive con cui condividere un progetto bello e utile.

5. … di ritagliare, ogni giorno, uno scampolo di tempo da dedicare a noi stessi e un altro per prenderci cura degli altri.

6. … di scegliere la vita che desideriamo (affetti, lavoro, luogo).

7. … di aprire, finalmente, quel cassetto per far uscire il sogno che vi avevamo rinchiuso tanto tempo fa e dedicargli tempo, amore ed entusiasmo per realizzarlo.

8. … di liberare, subito dopo, un altro sogno prigioniero. Ormai dovremmo averci preso gusto.

9. … di immaginare, ogni mattina, quante belle novità (persone, opportunità, sfide) incontreremo appena scesi dal letto.

10. … di scoprire, ogni sera, per quante cose in più – rispetto a ieri – dobbiamo essere grati e riconoscenti.

LE SCINTILLE DEL CORAGGIO…

1. … di darsi da fare per trovare le circostanze che vogliamo o di crearle se non le troviamo.

2. … di osare (per entrare in territori inesplorati, per aprire una porta sempre chiusa, per lanciare proposte nuove).

3. … di cambiare (un modo di pensare sbagliato, un atteggiamento dannoso, un’abitudine insana).

4. … di rialzarsi e di riprendere a camminare (anche se è difficile e doloroso).

5. … di restare calmi (anche se tutto, dentro di noi, vorrebbe urlare) e di reagire con saggezza.

6. … di aspettare (anche se vorremmo tutto e subito).

7. … di combattere per ciò in cui crediamo (anche se molti, intorno a noi, ci chiedono: “ma chi te lo fa fare?”

8. … di restare onesti e integri, nonostante le tentazioni e malgrado quella vocina che si insinua nella nostra mente: “Mah… prova… che c’è di male? Lo fanno tutti…”

9. … di fare le cose per noi stessi e non per compiacere gli altri.

10. … di… ancora non mi è venuto in mente! Se vuoi, puoi aggiungerlo tu.

Come diceva Lucio Dalla:

L’anno che sta arrivando… fra un anno passerà.

Io mi sto preparando… è questa la novità.

Prepariamoci perchè il nuovo anno sia come lo vogliamo. Adoperiamoci per ottenere il cambiamento che desideriamo vedere nel mondo. Rimbocchiamoci le maniche per superare gli ostacoli che ci impediscono di vedere il nostro obiettivo.

Soprattutto, ricordiamoci che ogni cosa deve iniziare prima dentro di noi, poi negli altri.

Auguri!

Letizia Guagliardi

 

Quelle luci che non si spengono mai

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L’albero di libri dell’ IIS “Majorana” – Rossano

Ci sono luci, accese ai primi di dicembre, che si spegneranno dopo l’Epifania. Ogni anno è così, lo sappiamo.

E poi ci sono luci che, una volta accese, facciamo di tutto per non farle spegnere. Perché illuminano il nostro cammino; perché ravvivano la nostra vita; perché fanno brillare la nostra mente; perché riscaldano il nostro cuore.

L’albero che vedi nella foto rappresenta, tramite i libri, quelle luci che, nella nostra scuola, non smettono mai di splendere: la creatività, l’innovazione, la capacità di osservare, di ascoltare, di creare relazioni, di stabilire contatti, di interpretare la realtà, di formare il proprio pensiero critico.

Noi, queste luci, le alimentiamo ogni giorno, consapevoli che sono quanto di meglio possa offrire una grande scuola che diventa, così, una scuola grande.

Auguri a te, che stai facendo una piccola sosta nel mio blog. Ti auguro un Natale pieno di luci, soprattutto di quelle che rimangono accese tutto l’anno.

Che le altre luci, a gennaio, si spengano pure.

Letizia Guagliardi

Nei panni di un cattivo

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I bambini mostrano i cartelli realizzati con la tecnica dello scrapbooking: letti uno di seguito all’altro, formano “Io leggo con letizia”

Oggi ci siamo divertiti a creare l’antagonista, il personaggio cattivo della storia che stiamo creando nel nostro laboratorio di scrittura creativa “Io scrivo con letizia”.

In questa tappa, la settima del nostro viaggio nel mondo delle parole, abbiamo esplorato il lato oscuro di una persona, quello che più ci affascina quando leggiamo un buon libro o guardiamo un film. Io facevo le domande, i bambini davano le loro risposte, alcune davvero originali. Questo è uno dei tanti lati belli e sorprendenti della scrittura: ti abitua a essere empatico, a entrare nei panni di una persona che, spesso, è molto diversa da te (cosa molto utile nella vita reale).

Ma torniamo al nostro cattivo. Lo è sempre stato o qualcosa o qualcuno lo ha fatto diventare tale? Che aspetto ha? È un mostro, un alieno o un essere umano? Come cammina, come mangia, come gesticola, come parla, ha qualche difetto fisico, un tic, un tratto distintivo? E… che nome gli diamo? Certo, se è davvero cattivo, non possiamo chiamarlo Pallino o Batuffoletto! Ecco perché è importante che ogni personaggio abbia il nome adatto. Confesso che trovare un nome da perfido non è stato facile!

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Sono rimasta così piacevolmente sorpresa dal fatto che questi bambini hanno subito compreso che un personaggio, sia buono che cattivo, deve essere credibile e che quindi bisogna dosare bene tutti gli ingredienti per evitare di renderlo ridicolo, che ho fatto domande ancora più profonde. Perché ce l’ha con il protagonista/eroe? Qual è il motivo che lo spinge a vendicarsi e ad attaccarlo? Perché lo odia così tanto? Più in là, quando la storia si avvicinerà alla conclusione, saranno i bambini a decidere se questo cattivo vincerà, morirà, o… gli capiterà un’altra sorte.

Ultima domanda di oggi: cosa differenzia un BUON personaggio da un GRANDE personaggio? Risposta: è il cambiamento o la trasformazione che subisce lungo il dipanarsi della storia. Le persone cambiano, lo sappiamo, e anche i personaggi di una storia – soprattutto il protagonista e l’antagonista – altrimenti sarebbe un racconto piatto, di quelli che lasciano il lettore a bocca asciutta. Staremo a vedere se cambieranno in bene o in male.

Siamo in un periodo in cui molti dicono che si deve essere più buoni (come se ne fossimo esenti negli altri giorni dell’anno). Per questo è stato ancora più bello, stamattina, parlare di bontà e di cattiveria, quali sono i loro confini e se a volte possono fondersi l’una nell’altra. Esistono persone totalmente buone e altre completamente cattive?

Quante domande…! Sono sempre più convinta che, scrivendo i nostri pensieri e le nostri opinioni, le risposte verranno a cercarci.

Il nostro viaggio si ferma per le vacanze, riprenderà l’11 gennaio. Tanti auguri da parte mia, dai bambini del laboratorio e dalle loro maestre. E… non dimentichiamo l’importanza delle parole!

Letizia Guagliardi