Non è impossibile

im-possibileInsegnare, così come imparare, dovrebbe essere un piacere. Quanto sarebbe migliore il mondo se i nostri ragazzi non avessero paura di rischiare, non avessero paura di pensare, se avessero un paladino? Ogni ragazzo merita di avere un paladino, un adulto che non lo abbandonerà mai, che comprende la forza del loro legame e insiste affinchè diventi la migliore persona possibile. È duro, questo lavoro? Ci potete scommettere. Oddio, ci potete scommettere. Ma non è impossibile. Possiamo farcela. Siamo docenti. Siamo nati per fare la differenza. (Rita Pierson)

Questa educatrice, con più di quarant’anni di esperienza nell’insegnamento, è morta pochi mesi dopo aver pronunciato questo messaggio ma le sue parole sono vive, vibranti.

 E mi ricordano perchè ho scelto di fare l’insegnante.

Se anche tu sei un insegnante, o sei un genitore o ti prendi cura ogni giorno di un bambino o di un adolescente… sei consapevole che puoi fare la differenza nella sua vita?

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Che tu creda di farcela o no… avrai comunque ragione.

scalare montagnaQuesta frase è stata pronunciata da Henry Ford e io posso confermarla perché l’ho sperimentata. Quando ho pensato: “Riuscirò a fare questa cosa” la maggior parte delle volte ci sono riuscita. Al contrario, le volte (poche, in realtà, perché mi piacciono le sfide) che mi sono detta “Chissà… meglio di no… non fa per me…” ci ho indovinato sempre. E così succede a tutte quelle persone che cominciano una cosa e non la portano a termine o che non provano nemmeno a cimentarsi in qualcosa di nuovo che, magari,  migliorerebbe la loro situazione, nel lavoro o nella vita.

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Alcuni uffici pubblici sono come i cimiteri. Su ogni porta si potrebbe scrivere: “Qui giace il signor tal dei tali”

 

burocrazia

Come promesso, ecco l’elenco dei vari tipi di “Non è compito mio” che sono in circolazione:

  • il LEGULEIO – ha sempre una legge a cui fare riferimento, un regolamento, un comma da citare, con cui dimostrare che il titolare della risposta a cui poni la domanda non è lui;
  • il DITTATORE – si riconosce per le domande che non hanno nulla a che vedere con ciò di cui si parla ma che servono a spostare il tema per allontanare il più possibile (da lui) il problema;
  • l’ANTAGONISTA – tende ad opporsi in modo provocatorio e talvolta aggressivo alla maggior parte delle domande che gli vengono poste affossando qualsiasi richiesta d’aiuto;
  • l’INQUISITORE – ogni frase termina con un punto interrogativo, tutto ciò che gli chiedi deve essere analizzato, il problema non è mai quello che tu poni, il dubbio su chi davvero debba prendere in carico il problema regna sovrano;
  • il MESTO – resta tranquillo in un angolo con atteggiamento triste e sofferente in modo da non dare la sensazione di essere mai la possibile risposta al tuo problema;
  • il CAMALEONTE – si nasconde silenzioso e si protegge nei suoi mille travestimenti per non correre il rischio di essere individuato dal suo peggior nemico: una persona con un problema da risolvere o una domanda da fare;
  • il COLLEZIONISTA DI FOGLI – si cela sotto mucchi di circolari e documenti sapientemente disposti per coprire tutto ciò che serve a fare e a risolvere lasciando in bella vista ciò che non serve a nulla al centro di un’efficace scenografia;
  • il FORMATORE – dedica molto del suo tempo ad insegnare agli altri come nascondersi per evitare di essere impiegati in qualche attività: da non è compito mio a ti spiego come convincere gli altri che non è compito tuo.

A questo punto non mi resta che concludere questa seconda puntata sul lavoro mal fatto ricordando un versetto in Colossesi 3:17-18 “Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini“.

E tu, hai mai incontrato uno (o più) di “Non è compito mio”? Hai da aggiungere qualcosa in proposito? Lo spazio sottostante, dedicato ai commenti, è tutto tuo.

 

 

 

 

Il titolo è una frase di Moritz Gottlieb Saphir. (Fonte: “Cambiamento: una faticosa opportunità” – R. Magnone – F. Tartaglia: “The black swan” – Nicholas Nassim Taleb)

Conosci i “Non è compito mio”?

non è compito mioSi trovano dappertutto, prosperano e si moltiplicano.

Hanno sempre qualcosa di urgente da fare, spesso spariscono e sulle loro scrivanie regna sempre il disordine, un modo per non rispondere mai ad una richiesta improvvisa perché il documento era qui ma ora non lo trovo.

Sono capaci di rispondere a una semplice domanda citando complesse articolazioni di leggi, recitando commi e regolamenti che servono a erigere la solida e invalicabile barriera dell’incomprensibile.

Quando li stani o li raggiungi chiedono come hai fatto a trovare il loro numero di telefono. Rispondono spesso alle domande utilizzando l’irritante formula in che senso, scusi? Giocano sempre in difesa, nascondono la palla e non prendono mai posizione su nulla e per nulla.

Tutto è da verificare, ogni cosa verrà fatta a suo tempo, nulla è mai certo e anche le date si modificano, come in un gioco di prestigio.

Aspetto il pagamentto di questa fattura/rimborso, ecc… secondo lei quando mi verrà pagata? Nove mesi, due anni o cinquant’anni sono la stessa cosa, le verrà pagata quando la legge e le regole lo permetteranno.

La creatività non fa difetto: Questa cosa non dipende solo da me… non lo devo fare io… non tocca a noi… non ci compete, esula dalle attribuzioni sancite dalla giurisprudenza… non fa parte del nostro perimetro di responsabilità… non è scritto nelle mansioni… legga il regolamento e si risponderà da solo… Infine, quando sono presi alla stretta… sarebbe compito mio ma ormai siamo fuori orario di lavoro.

Vuoi diventare un “Non è compito mio” o vuoi addestrare qualcuno a diventarlo rapidamente? È necessario:

  • fare del mimetismo organizzativo la prima regola di sopravvivenza;
  • non accettare mai nessuna sfida e tentare sempre la fuga dai problemi;
  • vedere ogni forma di impegno come una fastidiosa provocazione;
  • negare sempre, anche l’evidenza;
  • trovare sempre qualcuno a cui dare la colpa;
  • lottare fino all’ultimo respiro per non fare nulla di nuovo;
  • avere due uffici in modo da essere sempre parcheggiato nell’altro;
  • ogni volta che c’è un problema rilanciare sempre con uno di più difficile soluzione;
  • non lasciarti mai coinvolgere nelle cose che non ti riguardano;
  • chiederti sempre se quanto ti chiedono è davvero compito tuo;
  • trovare sempre un motivo per non fare (ma è necessario farlo con discrezione);
  • praticare e tollerare qualsiasi forma di ritardo pur di non fare;
  • trattare come nemici tutti quelli che ti vogliono coinvolgere in un lavoro;
  • considerare come irresponsabili, e per questo da temere, tutte le persone che hanno spirito di iniziativa.

Detto questo, sono felice di affermare che in giro ci sono anche molte persone che, al contrario, sono motivate a svolgere un lavoro fatto bene. E siccome ho imparato a riconoscere pubblicamente un lavoro ben fatto (penso che possa contribuire a migliorare le cose), oggi voglio nominare la sig. Lina Russo, responsabile dell’ufficio contabilità della mia scuola (l’ITIS di Rossano). Grazie a lei, che ogni giorno svolge il proprio lavoro con competenza, attenzione e dedizione e quando c’è un ostacolo (ne sono stata testimone nei giorni scorsi) non alza le braccia dicendo non è compito mio, ma cerca di superarlo, animata dalla motivazione interna (ne parlerò prossimamente).

In giro ci sono vari tipi di “Non è compito mio” e te li presenterò nel prossimo post.

Se vuoi riconoscere pubblicamente qualcuno che svolge un lavoro ben fatto apporta il tuo contributo giù, nei commenti.

 

 

(Fonte: “Cambiamento: una faticosa opportunità” – R. Magnone-F. Tartaglia  – “The black swan” – Nassim Nicholas Taleb)