Siamo tutti come boccioli chiusi

Mi pare che tutti noi siamo come boccioli chiusi e la più parte di ciò che leggiamo non ha su di noi alcun effetto, ma ci sono certe cose che hanno un particolare significato e che fanno aprire un petalo: poi i petali si aprono uno a uno e alla fine ecco il fiore. (William Somerset Maugham, “Schiavo d’amore”, 1915).

Penso che sia compito di noi adulti, genitori e insegnanti, far sì che i giovani affidati alle nostre cure incontrino i libri  giusti, quelli che toccano i cuori e fanno aprire, uno a uno, i loro petali.

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È quello che si propone il progetto “Il libro… mio amico“, approdato nella mia scuola (IIS “E. Majorana” – Rossano) lo scorso 24 maggio, dopo aver fatto tappa in diversi altri Istituti. A proporlo, per il quarto anno consecutivo, il dott. Antonio Iapichino, sociologo e giornalista, al quale sono grata per questa utile e divertente iniziativa.

L’amore per la lettura inizia da piccoli, quando uno dei genitori legge al proprio figlio la fiaba della buonanotte, e poi continua tra i banchi di scuola. Ma non mi riferisco al libro che serve per studiare… no, intendo quello che si sceglie perchè si sa che in lui troveremo un amico. Perchè un buon libro è proprio come un buon amico: è lì che ti aspetta, non ti chiede perchè ieri lo hai trascurato, nè perchè lo hai messo in disparte e ne hai scelto un altro. Un buon libro, quando lo apri, ti offre quello che ha e non si aspetta nulla in cambio, se non di guardarlo e di ascoltarlo (leggerlo). Perchè in questo modo tu cominci a trovare te stesso (e si apre il primo petalo), a conoscerti un pò di più (il secondo), a scoprire lati di te che stavano nell’ombra (il terzo).

Un bel libro ti stimola a pensare, ti sprona a scavare in te stesso, ti pungola perchè tu ti chieda qual è il tuo posto nel mondo. Quanti petali si aprono man mano che leggi…

La nostra mattina dedicata alla lettura (e alla scrittura) ha visto tanti teneri studenti-boccioli che si aprivano durante le varie e delicate innaffiature: video, pensieri, riflessioni.

In questo post il mio personale grazie va a tutti i colleghi che hanno amorevolmente guidato gli studenti e, in particolare, al prof. Vincenzo Talarico perchè, fra gli altri libri, ha scelto di leggere con la 4 A E anche “Sulla linea… la mia vita dietro le sbarre” Sulla-linea...-481x700 I video (uno lo puoi vedere QUI  o a questo link: https://www.facebook.com/letizia.guagliardi/videos/446793242440056/) e il brano letto a p. 159  “Io non voglio evadere dal carcere… io voglio evadere nel carcere” mi hanno commossa e hanno emozionato anche il pubblico presente in Aula Magna. Ma la cosa che più mi ha fatto gioire è sapere che i miei alunni ormai hanno preso il “vizio del fumo”… del profumo dei libri ed è cominciato il passaparola.

Al termine della manifestazione il dott. Iapichino ha indetto un piccolo concorso fra tutti i progetti presentati. È con orgoglio che ringrazio i miei alunni della 4 A E: il loro impegno è stato riconosciuto e il prossimo 7 giugno parteciperanno alla premiazione nel Palateatro di Mirto.

Leggere deriva dal latino “raccogliere” e mi pare scontato che dobbiamo raccogliere solo le cose buone (i libri buoni) che ci fanno bene… come il buon cibo.

Io leggo, per quanto è possibile, soltanto ciò di cui ho fame, nel momento in cui ho fame, e allora non leggo: mi nutro. (Simone Weil, “Attesa di Dio”, 1950)

Lasciami dire che il libro che nutre di più e meglio, da sempre, è la Bibbia.

 

 

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Io gioco con lealtà

Si è concluso ieri il torneo di calcio “Io gioco con lealtà” organizzato dall’IIS “E. Majorana” di Rossano.

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Eravamo tutti insieme, studenti e docenti, riuniti nel Centro Sportivo “Rossano Sport” per assistere alla finale.. divertimento, sana competizione, allegra partecipazione.

IO… perchè ognuno di noi è responsabile delle proprie azioni.

LEALTA’… perchè spetta a ciascuno di noi scegliere di essere leali e chi è leale nel gioco e nello sport lo è anche nella vita.

È il filo conduttore di questo progetto – ideato e realizzato dal mio collega, il prof. Nicola Calabretta – che per vari mesi ha allenato, incoraggiato e motivato i calciatori-studenti. Soprattutto, ha saputo trasmettere loro l’entusiasmo e la gratificazione che deriva da un’attività fatta bene.

Lo scopo principale di questo torneo, come anche quello degli altri progetti realizzati nella nostra scuola, è stato quello di acquisire e potenziare i valori che ci permettono di avere una vita sana e abbondante: saper giocare (e lavorare) insieme agli altri, rispettare le regole e gli avversari, scoprire i propri limiti e cercare di superarli, imparare a saper controllare la violenza fisica e verbale, accettare le sconfitte e riprovarci, capire che impegno=risultato.

Anche questa è stata una bella giornata, un “fuori scuola” utile per tutti noi. Prima di tornare a casa… premiazioni, applausi, foto, risate. E la consapevolezza che il “fair play” (il gioco leale, corretto) deve diventare un modello di vita, oggi più che mai.

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Oggi scelgo questa frase, per concludere il mio post, perchè riflette il modo di pensare di tutta la squadra del “Majorana”, capitanata dalla Dirigente Pina De Martino:

Lo sport va a cercare la paura per dominarla, la fatica per trionfarne, la difficoltà per vincerla.  (Pierre de Coubertin)

Ciò vale per il gioco… e per la vita, naturalmente.

La mafia uccide le donne anche d’estate

Questo è il titolo di un convegno al quale ho partecipato alcuni giorni fa, organizzato dalla FIDAPA e dall’ ITIS “E. MAJORANA” di Rossano.

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Nell’Auditorium “Alessandro Amarelli” abbiamo avuto la sensazione che le donne coraggiose che abbiamo ricordato (fra le 157) camminassero lievemente in mezzo a noi, sorridendoci e incoraggiando i nostri studenti a dare il meglio di sè davanti ad un pubblico attento e partecipe. Così è stato: hanno letto, cantato e suonato facendoci emozionare fra un intervento e l’altro (della Preside Pina De Martino, della presidente della Fidapa di Rossano Giuseppina Santagada, di don Pino Madeo e del Ten. Carlo Alberto Sganzerla).

Sono donne che si sono trovate a vivere in una situazione di paura e di repressione, hanno conosciuto l’angoscia e il dolore, quello immenso che solo una madre può provare quando perde un figlio. E allora hanno attinto al coraggio e alla determinazione che erano dentro di loro e hanno detto basta, pur consapevoli della posta in gioco.

Alcune sono diventate attiviste, altre (forse perchè ancora troppo giovani) non ce l’hanno fatta a superare le mille difficoltà che una decisione del genere comporta e si sono suicidate, altre sono state fermate prima che la loro lotta per la ricerca della giustizia, della verità e della libertà che erano state loro negate andasse avanti.

Tutte, comunque, hanno seminato il bene. E hanno dimostrato che tutti noi siamo responsabili degli atteggiamenti mafiosi del nostro vivere quotidiano, anche di quelli piccoli, apparentemente innocui. Siamo responsabili quando preferiamo le scorciatoie, quando accettiamo i compromessi, quando ci pieghiamo alle soluzioni superficiali, furbe e convenienti, ai mezzucci che vanno a favore dei nostri interessi particolari e non al bene comune.

È stata letta la poesia che Felicia Impastato ha dedicato al figlio Peppino, ucciso nel ’78. L’ha scritta in siciliano e ogni volta che la leggo il mio cuore di mamma batte più forte. La riporto qui in italiano:

Questo non è mio figlio.

Queste non sono le sue mani,

questo non è il suo volto.

Questi brandelli di carne non li ho fatti io.

Mio figlio era la voce

che gridava nella piazza

era il rasoio affilato

delle sue parole

era la rabbia

era l’amore

che voleva nascere

che voleva crescere.

Questo era mio figlio

quand’era vivo,

quando lottava contro tutti:

uomini di panza

che non valgono neppure un soldo

padri senza figli

lupi senza pietà.

Parlo con lui vivo

non so parlare

con i morti.

L’aspetto giorno e notte,

ora si apre la porta

entra, mi abbraccia,

lo chiamo, è nella sua stanza

a studiare, ora esce,

ora torna, il viso

buio come la notte,

ma se ride è il sole

che spunta per la prima volta,

il sole bambino.

Questo non è mio figlio.

Questa bara piena

di brandelli di carne

non è di Peppino.

Qui dentro ci sono

tutti i figli

non nati

di un’altra Sicilia.

(Felicia, la madre di Peppino Impastato. Cinisi, 1979)

Lei era esile, ma la perdita del figlio e la volontà di continuare la sua lotta l’hanno resa fiera e maestosa come una leonessa. È morta nel 2004 ma le sue parole, rivolte ai giovani, ancora risuonano, forti e invincibili come la forza delle donne:

Studiate, ragazzi, tenete la testa alta e la schiena dritta.

Perchè c’è chi fa affidamento sulla paura, sull’indifferenza, sul silenzio, sull’ignoranza. Soprattutto, preferisce il buio.

  • Nella foto in alto, alla mia sinistra, la preside Pina De Martino; alla mia destra la mia mamma. Auguri a lei, a me, alle mamme e a tutte le donne.

 

Un’alternanza scuola-lavoro… un’opportunità, tante prospettive.

Come nascono le idee? Come si intravedono le opportunità?

Da piccola m’immaginavo uno scienziato chiuso in un laboratorio, i capelli arruffati, isolato da tutti e da tutto, che dimenticava di dormire e perfino di mangiare fino a quando… non gli veniva il colpo di genio!

Per fortuna non è così (o non lo è più). Al contrario, sono proprio gli ambienti aperti, lavorare insieme ad altre persone, condividere e fare rete a stimolare la creatività, a generare nuovi modi di pensare, a far individuare le opportunità e a creare nuove prospettive.

Certo, ci sono luoghi che sono più favorevoli allo sviluppo delle idee innovative, spazi aperti e condivisi che permettono alle idee di evolvere, di maturare e di crescere. Questo lo sa bene Maurizio Infusino, imprenditore e amministratore unico del FabLab ARDUINER  dell’azienda Together Team di Rende (Cs).

La Together Team (non a caso lui ha scelto queste due parole: Insieme e Squadra) è un laboratorio di fabbricazione digitale che mette a disposizione della collettività risorse, spazi, macchinari e competenze.

È qui che ho accompagnato, insieme ad altri colleghi, gli studenti del settore Elettronica e Informatica (ITIS “E. Majorana” di Rossano) per un’interessante esperienza di alternanza scuola-lavoro e sono entrata così in un mondo che guarda ad un futuro che è già presente.

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Questo mondo mi ha affascinata fin da subito, appena entrata nel FabLab (confesso che credevo che Fab fosse l’abbreviazione di Fabulous e non di Fabrication!)

Ho osservato i miei alunni all’opera sui droni, assistiti da tutor ed esperti, e ho spalancato gli occhi davanti alle straordinarie foto di località italiane scattate da droni gestibili da remoto che possono muoversi sui territori.

Ho ascoltato Maurizio rivolgere loro messaggi incoraggianti sull’importanza di credere nei propri sogni e di impegnarsi per realizzarli (musica per le mie orecchie!)

Ho visto il mio collega Giuseppe Sposato (esperto e coordinatore di progetti di alternanza scuola-lavoro) sorridere soddisfatto perchè anche quest’anno (sono tre anni che lui accompagna qui i nostri alunni) questa esperienza ha portato a dei risultati concreti, soprattutto alla consapevolezza che la buona riuscita di un’idea deriva dalle piattaforme di relazione e di comunicazione.

A questo proposito, Maurizio ha spiegato che ora sono concentrati sul completamento della filiera della Canapa Calabrese con l’utilizzo della blockchain, per questo stanno creando un settore elettronico che possa tenere sotto controllo le serre idroponiche. Lui ama la Calabria e ne vede le opportunità, che derivano soprattutto dall’agricoltura: è da qui che lui e la sua Together Team partono per rilanciarla sul piano economico e sociale.

Maurizio è un visionario che crea, realizza e nel frattempo si allena a vedere oltre. Un innovatore focalizzato sugli obiettivi, un curioso che si mette sempre alla prova e non ha paura di sbagliare.

Sono contenta di averlo conosciuto perchè mi piacciono le persone così: davanti a una nuova sfida non dicono mai “ma… chissà… vedremo… e se poi…”: quando scorgono un’opportunità gli si illuminano prima gli occhi, poi il cuore e il cervello e affermano: “mi piace… si può fare… perchè no?…”

Sempre con coraggio e umiltà, però, perchè persone così sanno che hanno sempre da imparare, sempre da migliorare. È questa la chiave del successo.

Un libro, un pugno e una carezza.

Ci sono libri che ti agguantano fin dalla prima pagina.

E scopri che ti piace essere stuzzicato da quella frase morbida che ti fa passare alla successiva. E qui trovi una parola che graffia, un’altra che ti pungola e altre due o tre che ti fanno sentire un nodo in gola. Vorresti fermarti, ma  arrivi su un’altra pagina e qui ti riposi su un lungo periodo che ti avvolge, ti fa sentire bene, ti coccola. Qui le parole sono carezzevoli, intriganti e mentre ti ci distendi sopra… loro ti accompagnano nei capitoli seguenti. E qui ricevi un bel pugno nello stomaco, senti le lacrime che inumidiscono le ciglia e ti senti sprofondare in un abisso insieme al protagonista della storia.

E allora pensi: ma io mi ci trovo già in un abisso…

Ed ecco che arrivano le parole che ti spronano, i verbi che ti incitano all’azione: rialzati… aggrappati… smettila di lamentarti…

A questo punto ti rendi conto che se ce la sta facendo lui, che è messo peggio di te, forse… ce la puoi fare anche tu.

E ti inoltri nella lettura, non ne puoi fare più a meno. Ti immergi in un lago placido e ti lasci avvolgere da un senso di benessere. All’improvviso, le acque si agitano e quel lago diventa un fiume in piena, poi un mare che apre le braccia e ti accoglie per farti riposare un po’.

È bello sentire le piccole onde che ti cullano finchè… non arrivano i venti di tempesta.

Di nuovo devi agire, ormai sei troppo lontano dalla riva, un po’ più vicino alla meta, quindi ti metti a nuotare, dai vigorose bracciate, incoraggiato anche dalle pagine finali che ti soffiano parole di speranza: riuscirai ad uscire dalla tempesta se...

Ce ne sono di libri così, che non ti lasciano indifferente. Storie che ti cambiano in meglio, che ti provocano, che ti ispirano.

Uno di questi è stato protagonista del convegno organizzato dall’Università della Calabria lo scorso 24 Aprile: “Sulla linea… la mia vita dietro le sbarre” di Francesco Carannante e Letizia Guagliardi – Ferrari Editore.

Questo post vuole essere un piccolo mezzo per ringraziare tutti i relatori (fra cui il Rettore, il prof. Crisci) che hanno espresso magnificamente le loro riflessioni sul libro.

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Un altro ringraziamento va al pubblico presente in sala, soprattutto agli studenti che, nonostante la splendida giornata di sole, sono stati seduti  per tre ore invece di passeggiare per i viali dell’Ateneo.

Un grazie grande… enorme va a questo libro che mi permette di accompagnarlo dove lo invitano e mi fa conoscere tante belle persone.

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Perchè i buoni libri fanno anche questo: quando li apri e cominci a leggerli… apri e leggi  te stesso, ti fanno viaggiare, conoscere persone nuove, ti spronano all’azione, ti ispirano idee.

Stai attento, però: una volta che hai preso il vizio di leggere… non vuoi più smettere.

Se vuoi saperne di più, leggi questo interessante articolo:

wwwfattialcubo – La storia di Francesco, detenuto e laureato Unical, diventa un libro.

Sei un insegnante se…

Sei un insegnante se… almeno una volta ti hanno detto: “Beato te che lavori solo 18 ore alla settimana!” oppure: “Beato te che hai tre mesi di vacanza consecutivi!”

Sei un insegnante se… non provi neanche a dimostrare che non è così ma ti soffermi, invece, a sentire che il tuo cuore batte più forte: ti sei appena accorto che negli occhi dei tuoi  alunni brilla una lucina. È il segnale che il messaggio da te è entrato in loro.

Sei un insegnante se… entrando in aula, devi fare il domatore perchè due o tre si stanno acciuffando per i capelli o si danno calci.

Sei un insegnante se… prima di entrare in quella classe, volevi essere un direttore d’orchestra.

Sei un insegnante se… ogni pomeriggio, a casa, ti spremi, ti ingegni, ti arrovelli per rendere la tua lezione di domani accattivante, coinvolgente, avvincente (o memorabile, perchè no?)

sei un insegnante...

Sei un insegnante se… prima di iniziare la tua lezione accattivante, coinvolgente, avvincente (e anche memorabile) devi prima sistemare alcune cosette: 1) il bambino/ragazzo che si alza senza motivo; 2) il bambino/ragazzo che spinge un compagno; 3) il bambino/ragazzo che lancia una pallottola di carta (o un pezzetto di gesso) e l’altro rilancia.

Sei un insegnante se… a colloquio con i genitori, provi un intenso piacere nel constatare che c’è empatia tra te e loro: vi accordate per collaborare entrambi affinchè la “pianticella” cresca nel miglior modo possibile.

Sei un insegnante se… a colloquio con i genitori (ma anche, improvvisamente, durante la lezione), ti fanno uscire dall’aula per: 1) chiederti perchè hai sgridato il loro pargoletto (a loro non sembra che abbia fatto qualcosa di sbagliato); 2) perchè hai messo un’insufficienza su un compito in classe (a loro non sembra che sia così pieno di errori o, anche se ce ne sono tanti, effettivamente, a loro non sembrano così gravi); 3) perchè hai sequestrato il cellulare al loro ragazzo/a per tutta un’ora (una sbirciatina ogni tanto… che male c’è?)

Sei un insegnante se… invece di piombare in classe, ti aspettano al parcheggio. Solo che, invece di tornare subito a casa, passi prima al Pronto Soccorso.

Sei un insegnante se… a volte provi l’impulso di urlare come Tarzan nella giungla per chiamare a raccolta tutti gli animali, o di strozzare qualcuno dei tuoi alunni (o di legarlo alla sedia, o di ipnotizzarlo per una mezz’oretta).

Sei un insegnante se… riesci a domare anche questo istinto e mantieni un ottimo autocontrollo: sai che sei un esempio per loro, nel bene e nel male.

Sei un insegnante, infine, se… rinunci a rispondere a chi vede solo la punta dell’iceberg del tuo lavoro (le 18 ore settimanali) e non si accorge di quello che c’è sott’acqua.

Perchè sei un insegnante e sai che la tua priorità sono i tuoi alunni, ognuno con i propri bisogni, il proprio cuore, la propria mente…

Capita sempre più spesso che devi fare il domatore ma… comunque, ogni mattina, ti rechi a scuola con la voglia di fare il direttore d’orchestra.

 

 

 

Le notizie sono come l’acqua. E allora… che sia acqua pulita!

iapichinologo

Lo scorso 10 Aprile il quotidiano online Ionionotizie.it – diretto dal dott. Antonio Iapichino – ha festeggiato i suoi primi 10 anni.

Pubblicare un quotidiano cartaceo, venderlo e attirare ogni giorno l’interesse e la curiosità del lettore è difficile; pubblicare un quotidiano online è, secondo me, ancora più difficile. Il lettore sul web è esigente, molto selettivo, distratto, ha poco tempo e se le prime righe che legge lo annoiano passa oltre. Basta un semplice click.

Quante notizie ci arrivano ogni minuto? Una quantità enorme, di ogni genere, da diverse fonti, alcune (poche) serie e affidabili, altre (tantissime) prive di scrupoli. E allora spetta al lettore (se vuole) la scelta di chiudere il rubinetto dell’acqua inquinata: notizie false, allarmistiche, sensazionalistiche, insignificanti… e lasciare aperto, invece, quello dell’acqua pulita: notizie che raccontano la verità dei fatti, informazione utile, articoli di qualità. Perchè informare significa anche formare.

Ionionotizie.it è un servizio pubblico che da un decennio offre ai lettori una gamma di notizie sempre aggiornate, divise per categorie: attualità, politica, cultura, scuola/università, sociale, sport… Anch’io ho una rubrica tutta mia: Mercolediconletizia.

Per i numerosi lettori è sicuramente un punto di riferimento perchè ne colgono l’utilità, perchè riflette i valori della nostra società, perchè tutto è raccontato in maniera pulita ed equilibrata, senza spettacolarizzazione o approssimazione, senza cinismo e invidia, senza falsi moralismi. L’informazione, cartacea e online, è uno strumento molto potente, nel bene e nel male e Ionionotizie.it ne fa un uso ponderato.

Riconosco nel dott. Antonio Iapichino il senso del lavoro fatto bene, quello deriva dall’entusiasmo, dalla passione e dalla voglia di contribuire al miglioramento e alla crescita di tutti. Vedo in lui competenza e professionalità, buon senso, coerenza e responsabilità, accompagnate da umiltà e discrezione. Ne percepisco la visione, la missione e gli obiettivi. Auguro a lui e a tutto lo staff di Ionionotizie.it di continuare a distribuire acqua pulita perchè questo è il compito di un bravo e serio giornalista, questo è il dovere di ogni essere umano.